Storia dell’Oman

Al centro della storia dell’Oman c’è sicuramente la sua posizione geografica di notevolissima importanza strategica. Il paese, affacciandosi sul Golfo di Oman, sul Mar Arabico e sul Golfo Persico ha da sempre rappresentato un punto di grande interesse per le popolazioni straniere costrette a passare in quella zona per commerciare i loro prodotti. La fortuna degli abitanti dell’Oman era quella di poter raggiungere, senza dover percorrere lunghe e pericolose tratte in mare, sia le coste africane sia le coste asiatiche e, in seguito, anche le coste mediterranee.

Una delle prime città abitate fu Al Wattih, nel Governatorato di Muscat: recenti scoperte archeologiche suggeriscono infatti che i primi insediamenti nella zona risalirebbero addirittura all’Età della Pietra, cioè circa 10,000 anni fa. Successivamente, le più importanti ed antiche civiltà della storia si stabilirono in Oman per controllare le vie commerciali che univano l’Asia al Mediterraneo: Assiri, Babilonesi e Persiani si susseguirono fino alla nascita dell’Islam. Il commercio dell’incenso, partendo dalla zona di Salalah, fu di fondamentale importanza per dare forte impulso allo sviluppo dell’intero paese, e ben prestò guadagno un’importanza davvero degna di nota.

A seguito della nascita dell’Islam e della sua diffusione nel VII secolo d.C., iniziò in Medio Oriente il periodo delle conquiste islamiche che fecero giungere gli arabi in Oman. Infatti, il paese aveva già abbracciato la religione islamica durante la vita del Profeta Maometto, il quale, si dice, elogiò personalmente il popolo omanita per aver creduto in lui senza neanche averlo accolto personalmente.

Nel VIII secolo, la setta islamica maggioritaria era la setta ibadita, famosa per la sua tolleranza e per il suo moderato conservatorismo. Un’altra particolarità per cui questa setta si distingueva dalle altre (quella sunnita e quella sciita) e che influì molto nella storia dell’Oman era il processo di elezione da parti di dotti arabi della figura dell’imam a cui veniva data autorità religiosa e, a volte, anche secolare. Nel 751 d.C. il primo imam fu eletto parallelamente al Sultano. Ciò comportò la divisione del paese in due grandi zone di influenza che durarono per molti secoli: la costa governata dal Sultano e la parte più interna che faceva capo all’imam. Da questo momento gli scontri tra imam e sultani ereditari caratterizzarono la politica del paese.

In seguito, poco dopo il viaggio di Vasco Da Gama, intorno al Capo di Buona Speranza e in India, i Portoghesi sbarcarono in Oman, occupando il territorio nei pressi di Muscat nel 1507. L’attuale capitale divenne così una città fortificata con lo scopo di proteggerne il porto, fondamentale per il commercio con le Indie. Sempre nel XVI secolo, anche l’Impero Ottomano invase il paese, strappando la capitale ai Portoghesi nel 1581 e governandola fino al 1888. Nonostante le diverse invasioni né i Portoghesi né gli Ottomani riuscirono però a controllare il paese nel suo intero.

All’inizio del XVII secolo alcune tribù omanite riuscirono a cacciare i Portoghesi dalla zona di Muscat, iniziando la riconquista del paese che si concluse il 18 Novembre del 1650, giorno ancora oggi celebrato come Festa Nazionale. L’Oman divenne così il primo paese indipendente nel mondo arabo.

Nel XVIII secolo, il paese omanita rappresentava la maggior potenza del Golfo Persico, estendendosi dall’attuale superficie fino alle coste del Pakistan e alla costa orientale dell’Africa, dove i commercianti fondarono degli avamposti commerciali a Zanzibar e in Mozambico.

Proprio in questo periodo, esattamente nel 1749, salì al potere la dinastia Al Said, a cui appartiene anche l’attuale Sultano Qaboos bin Al Said. Nel XIX secolo a causa di una crisi di successione il Sultanato si divise in due: il Sultanato di Muscat e Oman e il Sultanato di Zanzibar. Il secondo non riuscì però a mantenere a lungo la sua indipendenza e fu presto sopraffatto dalle potenze europee. Il Sultanato di Muscat e Oman nel 1891 divenne Protettorato degli inglesi ma la divisione del paese non scomparve: il Sultano continuava a controllare le zone costiere vicino alla capitale mentre le zone interne erano ancora sotto il controllo dell’imam.

Nel 1951 l’Oman diventò completamente indipendente dal Regno Unito, nonostante l’influenza inglese abbia lasciato numerose tracce. Negli ultimi quarant’anni, il paese è stato al centro di un grandissimo e alquanto stupefacente sviluppo. L’attuale Sultano, Qaboos bin Al Said, dopo aver estromesso il padre nel 1970, proprio a causa dell’arretratezza e dell’isolamento in cui aveva tenuto il paese per decenni, ha inaugurato una politica di rivoluzionarie riforme. Innanzitutto, il Sultano ha deciso di cambiare il nome del paese da Sultanato di Muscat e Oman al nome con il quale lo conosciamo noi oggi, ovvero semplicemente Oman. Successivamente, iniziando ad investire i ricavi ottenuti dal settore energetico ha migliorato notevolmente settori come l’istruzione, la sanità pubblica, le infrastrutture, la cultura e il turismo.

Influenzato sicuramente dall’educazione ricevuta all’estero, prima in India e poi nel Regno Unito, il Sultano Qaboos ha dato prova di grande apertura verso il mondo esterno e di prestare particolare attenzione alla modernizzazione e al rilancio generale del paese a livello internazionale. Infatti, nonostante la società sia estremamente conservatrice e fondata sul rispetto delle tradizioni, presenta però anche una grande accettazione di altre culture, tipica della setta ibadita. Ciò ha fortemente influenzato l’approccio conciliante delle relazioni diplomatiche internazionali adottato dal Sultano.

Alcuni esempi che illustrano il piano di modernizzazione, sviluppo economico e progresso sociale, voluto dallo stesso Sultano, non rinunciando a mantenere le proprie tradizioni, sono ad esempio la concessione del diritto di voto e dell’eleggibilità alle cariche pubbliche alle donne, l’introduzione di una costituzione scritta, la costruzione di centri culturali e l’istituzione di importanti eventi culturali e artistici nel paese. Parallelamente a questo però, non possiamo dimenticare alcuni elementi che mostrano l’altra faccia del paese: le forti restrizioni alla libertà di espressione, l’impossibilità di creare un partito polito indipendente e di criticare in alcun modo il Sultano.